top of page

***Inizio anno record in Calabria: caduti oltre 1052 mm a Bianchi e 560 mm a Cosenza in meno di due mesi! Alluvionata la Valle del Crati e la Piana di Sibari, mareggiate record con onde fino a 7 metri

  • Immagine del redattore: Angelo Lo Gullo
    Angelo Lo Gullo
  • 24 feb
  • Tempo di lettura: 6 min

L’inizio dell'anno 2026 rimarrà scolpito nella memoria meteorologica della Calabria come una delle fasi di più estrema e prolungata severità idrogeologica dell’ultimo secolo, caratterizzata da peggioramenti devastanti che, sin dall'esordio di gennaio, hanno sottoposto l'intero territorio regionale a sollecitazioni idrauliche e geomorfologiche senza precedenti.

La configurazione sinottica di questa prima parte dell'anno ha mostrato un dinamismo atmosferico impressionante, con il mese di Gennaio dominato da una profonda e stazionaria ciclogenesi sul Mar Ionio, convenzionalmente denominata Ciclone Harry, che ha attivato correnti orientali e sud-orientali di eccezionale intensità e persistenza. Questa struttura ciclonica ha innescato un massiccio e ininterrotto effetto sbarramento, noto come stau, sui versanti ionici, scaricando volumi d'acqua eclatanti sulle aree pedemontane dell'Aspromonte, delle Serre Vibonesi, della Sila Piccola, della Sila Orientale e del Pollino orientale. In questo frangente, accumuli pluviometrici compresi tra i 400 e i 600 mm in meno di una settimana hanno flagellato il territorio, coinvolgendo progressivamente anche i comparti tirrenici inizialmente più riparati.

Le mareggiate sul medio-basso Ionio hanno raggiunto livelli distruttivi, con onde di altezza superiore ai 6-7 metri che hanno sventrato i lungomare e invaso pesantemente il tessuto urbano di Catanzaro Lido, trasformando il quartiere marinaro in un'estensione del mare e rendendo necessari soccorsi d'urgenza tramite l'ausilio di gommoni per evacuare i residenti isolati. Anche la situazione nivometrica di Gennaio è risultata imponente ma estremamente complessa: se l'Aspromonte ha registrato oltre un metro di neve fresca alle quote di vetta, a quote medie la temperatura borderline non ha garantito nevicate stabili, producendo neve pesante e bagnata spesso seguita da pioggia, come osservato a Gambarie e nei centri delle Serre Vibonesi, mentre in Sila la capitale San Giovanni in Fiore è stata sepolta da quasi mezzo metro di neve prima che una rapida trasformazione in pioggia ne compromettesse immediatamente la consistenza.



Successivamente, l'avvento di Febbraio, lo scenario sinottico è mutato radicalmente a causa dell'apertura della cosiddetta porta atlantica e del passaggio del Ciclone Nils, che ha instaurato un flusso zonale umido, energetico e persistente, capace di veicolare impulsi perturbati in serie verso il Mediterraneo centrale.

Questa circolazione occidentale ha favorito insistentemente il versante tirrenico e le aree interne attraverso un costante effetto stau orografico che ha martoriato con particolare ferocia la Catena Costiera, la Valle dell’Esaro, la Valle del Crati, il Savuto e il Reventino.

Sebbene il versante ionico, e nello specifico il crotonese, sia risultato in questa fase più riparato e soggetto a venti di caduta favonici con temperature miti, non sono mancate precipitazioni consistenti durante le fasi pre-frontali quando la ventilazione si disponeva dai quadranti sud-occidentali, permettendo anche a Crotone di racimolare circa 170 mm complessivi nel bimestre nonostante la natura più asciutta del mese.



Il risultato finale è un territorio regionale che, quasi nella sua interezza, ha superato in sole otto settimane l’accumulo pluviometrico medio annuo, configurando una situazione di saturazione edafica totale.

L'area urbana di Cosenza e Rende è stata l'epicentro di una crisi idrologica e geologica che ha evidenziato la fragilità di un territorio ad altissimo rischio: la nostra stazione meteorologica di Cosenza Vaglio Lise ha archiviato 370,6 mm a febbraio per un totale bimestrale di 559,9 mm, un dato MAI REGISTRATO alla sede della nostra stazione storica dall'installazione (e probabilmente in generale proprio su Cosenza/Rende), mentre la stazione di Cosenza Diodato (sulla cinta collinare cittadina meridionale) ha segnato 413,1 mm mensili e un cumulato di 628,9 mm sempre in meno di due mesi.

Ad Arcavacata di Rende sono caduti 309,2 mm a febbraio e nel quartiere Cancello Magdalone 265,27 mm, portando il totale a 409,27 mm. Questa enorme mole d'acqua ha innescato la piena considerevole dei fiumi dell'area urbana, in particolare del Busento, che ha invaso le zone di Molino Irto e Contrada Iassa costringendo i soccorritori all'utilizzo degli elicotteri per trarre in salvo nuclei familiari rimasti completamente isolati, Crati e Campagnano.

Nel quartiere Campagnano si continua a spalare fango dopo l'esondazione del fiume in pieno centro città, mentre nella frazione Colli di Donnici si è attivata una frana mastodontica, per dimensioni e dinamica paragonabile a quella storica di Niscemi, che sta determinando il collasso dell'intero versante e minaccia di inghiottire l'abitato.

L'hinterland cosentino è risultato devastato: in particolare nel comune di Casali del Manco, a Pedace, una frana ha travolto il centro abitato trascinando diverse autovetture tra le case, mentre la strada tra Morelli e Pietrafitta è divenuta un campo minato di smottamenti, isolando a tratti diverse comunità comunali.

A Zumpano, la via di collegamento verso San Pietro in Guarano, nell'area industriale, è crollata direttamente nel fiume a causa di un'erosione spondale violentissima.


L'analisi minuziosa dei dati più eclatanti sulla Catena Costiera e sulle valli interne rivela l'entità spaventosa del fenomeno: Mendicino ha registrato accumuli record con 489,0 mm alla sede della nostra stazione di Tivolille Pasquali e 414,4 mm alla sede della nostra stazione di Mendicino Volpicchie, più in alto, con raffiche di vento tempestose che hanno toccato i 146,5 km/h.

Nel comprensorio di Lago la piovosità di Febbraio è stata di 430,99 mm, mentre a Montalto Uffugo e nei comuni limitrofi di Lattarico, Torano e Rota Greca le stazioni hanno rilevato dati estremi che hanno alimentato frane diffuse ancora in fase attiva.

Nella Valle dell’Esaro, la stazione di Fagnano Castello ha toccato i 507,99 mm mensili per un totale bimestrale di 838,45 mm, e la saturazione dei suoli ha portato alla tragedia di Castrovillari, dove un anziano ha perso la vita travolto da una frana dopo che nella zona erano caduti oltre 640 mm totali.

La Valle del Savuto e del Reventino/Corace hanno rappresentato il cuore pluviometrico regionale: Bianchi ha segnato l'impressionante valore di 718,8 mm a febbraio per un totale bimestrale che supera i 1052 mm, provocando la piena storica del fiume Corace che ha allagato i fondovalle fino a Soveria Mannelli.

Rogliano ha raggiunto i 626,4 mm a febbraio e ad Altilia Maione sono caduti 564,4 mm mensili.

A Grimaldi la saturazione estrema ha causato voragini profonde nel tessuto urbano e il cedimento dei versanti ha reso molte zone inagibili.

Nella media Valle del Crati e nella Sibaritide, il fiume Crati ha rotto gli argini in località Ferramonti di Tarsia, allagando lo storico campo di concentramento e zone rurali dove l'acqua non era mai arrivata a memoria d'uomo.

Le esondazioni hanno colpito duramente Bisignano e Mongrassano, dove numerose famiglie sono attualmente sfollate e ospitate da parenti dopo aver perso mobili, ricordi e ogni avere all'interno delle proprie case sommerse.

Nel comune di Corigliano Rossano, la rottura degli argini del Coscile e del Crati ha trasformato rigogliosi aranceti in distese di fango, mettendo in ginocchio l'economia agricola locale con perdite milionarie.



Anche l'Istmo di Catanzaro ha mostrato accumuli altrettanto eccezionali, con il capoluogo che ha registrato un totale bimestrale tra i 556,6 mm e i 627,37 mm, con raffiche di vento fino a 115,6 km/h; oltre alla già citata devastazione costiera di Gennaio a Lido, i quartieri alti della città sono stati interessati da frane che hanno compromesso la viabilità interna.

A Simeri Crichi, sulle colline della preSila Piccola, sul catanzarese orientale, sono caduti 309,6 mm a febbraio per un totale di 576,7 mm, mentre Soverato ha archiviato 412,4 mm totali.

Anche il reggino e il vibonese hanno vissuto settimane critiche: Reggio Calabria ha mostrato una pluviometria accentuata con 247,13 mm nel bimestre, un valore notevole per una città solitamente solatia, e un lungomare letteralmente distrutto dalla furia delle mareggiate.

Sull'Aspromonte, Gambarie ha registrato un febbraio da 501 mm e a Villa San Giovanni si sono misurati 338,15 mm totali, mentre Melito di Porto Salvo ha subito venti tempestosi oltre i 115 km/h. Vibo Valentia ha registrato disagi pesanti con allagamenti e interruzioni stradali in tutto l'hinterland vibonese.

Sulle coste tirreniche, mareggiate ripetute con onde di 4 metri hanno martoriato il cosentino tra Paola e Fuscaldo, dove l'erosione marina ha messo in crisi il tracciato ferroviario richiedendo l'intervento d'urgenza delle Ferrovie dello Stato per proteggere i binari.




In alta montagna, in particolare sulla vetta della Sila Grande, alla sede della nostra stazione di Monte Scuro a 1640 metri, ha registrato 605,4 mm mensili con raffiche spesso oltre i 100 km/h; attualmente le vette silane presentano oltre un metro/metro e mezzo di neve, un enorme serbatoio idrico che ha però gravato pesantemente sui versanti già instabili, in particolare tra la Sila Grande e Piccola, l'Orsomarso ed il Pollino occidentale.

Le quote neve medie si sono attestate sempre sopra i 1350-1400 metri sul Pollino, 1450 metri in Sila Grande, 1550 metri sulla Sila Greca e Orientale, 1500-1600 metri nella Sila Piccola sud-orientale, 1400 metri sulle Serre Vibonesi e oltre i 1600-1700 metri in Aspromonte.


È necessaria una riflessione profonda su questa fase e la resilienza di questa terra: se una simile mole d'acqua fosse caduta in altre aree del Paese meno abituate strutturalmente al rischio idrogeologico o prive di una rete di scolo naturale così capillare, oggi si conterebbe un numero di vittime catastrofico.

Nonostante la Calabria sia una regione ad altissimo rischio geologico e Cosenza una delle città più vulnerabili d'Italia, il territorio ha retto l'urto di quantitativi pluviometrici che altrove avrebbero causato il collasso totale delle infrastrutture.

Resta l'amarezza per il silenzio dei media nazionali, che hanno ampiamente ignorato un'emergenza di portata storica, forse ritenendola non equiparabile ad eventi simili del Nord Italia nonostante i dati strumentali e la vastità della devastazione dimostrino esattamente il contrario.

bottom of page